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Sono le ore 03:52:04 del 13/08/2020

Itinerari turistici

Proposte di percorsi tra natura e storia per una vacanza piacevole.

Itinerario 1: il fascino delle colline e dei boschi

Da Subbiano si prende in direzione di Rassina e, appena usciti dall'abitato, si gira a destra in direzione di Falciano con le sue case sparse tra vigneti e campi, proseguendo per Montecchio, sul declivio della montagna. I casali si alternano alle coltivazioni; salendo ancora si traversa un paesaggio sempre più caratterizzato dal pascolo e da boschi di castagni e quercioli, rude nella sua bellezza, finchè la stra scollina oltre la Mestà di Agnano e il paesaggio degrada tra boschi d castagni per una decina di chilometri verso Savorgnano. Il viaggio prosegue ora verso Ponte alla Piera, ormai in Valtiberina; i torrenti che si attraversano sono infatti troibutari del Tevere e non più dell'Arno. La strada corre a circa 600 metri di altezza, seguendo il corso del torrente Sovara; da Ponte alla Piera ci spingiamo verso Anghiari, incrociando quindi la strada che torna verso Ponte alla Chiassa. Prendendo questa via e giurando verso destra si torna a Subbiano risalendo prima il corso del torrente Libbia e poi scendendo lungo quello della Chiassa. Passato Chiaveretto, antico Castello appartenuto ai Tarlati, giungiamo in vista di Chiassa, dove giriamo a destra per valicare a Montegiovi le colline immediatamente sopra Subbiano. Il panorama che si gode da Montegiovi è stupendo: qui si avvertono le memorie storiche delle antiche contese tra la vicina Arezzo e i suoi castellani confinanti; gli eserciti fiorentino, puntando contro Arezzo, si accampavano tra queste colline da dove i capitani di guerra potevano osservare tutta la fertile pianura al centro della quale sorge la città con i suoi campanili. I fiorentini si accamparono qui anche dopo la battaglia di Campaldino l'11 giugno 1289. Scendendo da Montegiovi ci appaiono di nuovo Subbiano, l'Arno che riflette i raggi del sole, la campagna fittamente coltivata intorno al paese.

Itinerario 2: Pievi e Castelli verso l'Arno

L'Itinerario parte dall'estrema punta del territorio subbianese verso il Casentino, e cioè da Santa Mama, borgo a carattere sei-settecentesco che si sviluppa lungo la strada e che viene aggirato dalla strada moderna. Arrivati a Calbenzano si può fare una deviazione per Valenzano e Poggio D'Acona: Valenzano è un bel complesso neogotico sorto sulle rovine di un antico insediamento castellano, romanticamente circondato da una varia vegetazione d'alto fuso.

La strada che fiancheggia il muro di cinta del Csatello conduce a Poggio D'Acona, abitato posto su un crinale dal quale si gode una splendida vista dell'altro versanete della valle dell'Arno. Ritornati sulla strada statale , e continuando verso Arezzo, si giunge a Subbiano, il cui Castello si erge a guardia dell'Arno, e poi a Pontecaliano dove sono da vedere la Torre Santa Flora e gli antichi mulini diroccati sul fiume, e dove un ponte sull'Arno ci porta al moderno centro di Capolona. Dalla piazza del Comune si sale verso la Pieve di Cenina, si segue poi il crinale collinare verso il Santo attraverso un paesaggiocoltivato a viti e olivi intervallati da cespugli di ginestre; allo scollinare verso il torrente Zenna la stra è guardata dalle Torri di Belfiore, che sorgono su di un poggio, dall'alto del quale la vista spazia fino ad Arezzo e addirittura alla Valdichiana, comprendendo così l'importanza che le torri un tempo dovevano avere come punto di segnalazione e osservazione. Tornando verso valle la strada sulla destra ci conduce a Migliarino, casale di contadini sopra un poggio, si prosegue per Bibbiano, antico insediamento fortificato la cui torre sormontata da un campanile a vela è visibile da lontano. Da Bibbiano si torna a Capolona dove si prende la strada provinciale dello Spicchio che porta a San Martino sopr'Arno, piccolo paese con antica pieve rimaneggiata in tempi recenti. Continuiamo la strada dello Spicchio verso Pieve a Sietina, stupendo esempio di arte sacra romanica completamente restaurata con bellissimi affreschi tornati dopo il restauro al loro antico splendore ; dopo la deviazione per Pieve a Sietina la strada continua per attraversare Castelluccio, antico borgo fortificato. La via prosegue poi per Campoluci, di qui a Ponte alla Chiassa per ritornare attraverso il vecchio tracciato della strada SS.71 verso Subbiano, non prima però di essersi fermati a visitare la mole quattrocentesca del Castello della Fioraia di Castelnuovo.

 

Itinerario 3: Camaldoli tra fede, arte e natura

La vallata casentinese si presenta ricca di testimonianze legate all'ordine dei monaci camaldolesi. Fu proprio questa terra, nel silenzio e nella solitudine della foresta di Camaldoli, che nel XI secolo San Romualdo gettò le premesse del futuro ordine. Da Subbiano proseguendo verso il Casentino per la SS.71, si passa da Bibbiena proseguendo per Soci, dove poco dopo s'incontra la Mausolea imponente villa seicentesca che costituisce un esempio unico nella realtà architettonica del Casentino, da qui si prosegue per Partina, deviando successivamente per Serravalle, dove si trova l'antica Torre del 1188, e quindi eccoci arrivati a Camaldoli dopo circa 40 minuti d'auto. Per primo si incontra il Monastero di Camaldoli che ebbe origine nel XI sec. dalla riorganizzazione promossa da San Romualdo di una preesistente posta di viaggio situata nei pressi di un'antica strada, probabilmente romana, che dalla via Flaminia Minor portava in Romagna. Anche a questo luogo è legata la figura del conte Maldolo, il quale avrebbe donato ai monaci un castello situato dove sorge il monastero. Il cenobio come ci appare oggi, si sviluppa intorno a tre chiostri principali e risale per lo più al XI sec. Particolarmente interessanti risultano geli ambienti della farmacia, costruita nel XVI sec., ma già presente nel monastero dal 1046, anno in cui i monaci vi edificarono l'ospedale. La chiesa occupa una posizione centrale, presenta un interno in stile barocco dove si trovano cinque tavole dipinte da Giorgio Vasari (1511-1574). Il monastero oltre a costituire fin dalle origini il centro di gestione della foresta, ha rappresentato anche un importante centro culturale, soprattutto nell'Umanesimo, quando ospitava i più importanti filosofi e letterati fiorentini fra cui Colombo Landino, Marsilio Ficino ed i Medici Lorenzo e Giuliano. Proseguendo per la strada poco dopo si raggiunge l'Eremo di Camaldoli che costituisce una particolare testimonianza di architettura eremitica, sorta nel XI sec. in un grande momento di rinascita religiosa per volontà di San Romualdo. Le origini storiche di questo complesso si confondono con la leggenda, secondo la quale un certo conte Maldolo, feudatario del Vescovo di Arezzo, avrebbe donato all'eremita, dopo un sogno promonitore, Campo Amabile (luogo della fondazione). Attualmente l'impianto è caratterizzato da una zona di clausura dove si trovano circa venti celle disposte lungo quattro vialetti ed una cappella di origine romanica. Lo schema della cella con il giardino antistante, costituisce un elemento di particolare interesse per le sue caratteristiche simboliche e funzionali. Tale tipologia è stata adottata per secoli fino alla edificazione dell'ultima cella avvenuta nel 1742. Nella zona d'ingresso, separata dalla clausura da un piccolo cancello, si trova la parte comunitaria e di accoglienza , dove si possono visitare la chiesa, il capitolo, il refettorio, la foresteria, la portineria, la biblioteca e tutti gli altri ambienti di servizio alla comunità. Il tutto si presenta racchiuso da un muro di pietra edificato nel XVII sec., a sua volta circondato dalla Sacra Corona di abeti. Nella zona sono possibili percorsi tra i bellissimi Abeti Bianchi e ritornando non dimenticate di acquistare il famoso liquore venduto nella farmacia "lacrime d'abeto". Ritornando dall'Eremo prima di raggiungere Camaldoli si devia per Moggiona, patria della Sagra del Fungo porcino, più avanti nei pressi di Avena appare la Chiesa di San Bartolomeo ad Agna dell'XI sec., e infine ecco Poppi dove si può ammirare l'antico centro storico, il Castello dei Conti Guidi e la Badia di San Fedele del XIII sec., a questo punto si può ritornare sulla SS.71 verso Subbiano.

Itinerario 4 : sulle orme di San Francesco, dal Casentino alla Valdichiana.

Un fine settimana per un itinerario francescano partendo da Subbiano dove è possibile cogliere l'essenza del messaggio del San Francesco, fatto di semplicità e profondo rispetto, non solo verso gli uomini, ma anche verso i luoghi e gli ambienti naturali che si sono preservati nella oro incontaminata bellezza. Il primo giorno lo spostamento vi porta alla Verna che si raggiunge transitando per la SS.71 verso il Casentino, deviazione a Rassina in direzione Chitignano, paese termale e di villeggiatura, per poi raggiungere Chiusi della Verna, paese turistico, e quindi il Sacro Monte, uno dei principali centri di spiritualità francescana nel mondo, è qui infatti che il Santo di Assisi ha raggiunto il culmine della sua comunione con Dio, ricevendone i segni della passione redentrice. Il luogo venne donato dal Conte di Chiusi, Orlando Catani, a San Francesco nel 1213. Questi vi soggiornò più volte nel corso di circa dieci anni fino a ricevervi il 14 settembre 1224 le Sacre Stimmate. La prima volta che il Santo vi si recò, percorse la strada selciata che sale dal piccolo abitato della Beccia, posto ai piedi del monte, sino alla zona attualmente occupata dal Santuario. Inizialmente i frati abitarono la Verna costruendo rudimentali capanne, mentre nel 1216 fu avviata la costruzione della prima chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli. Il piccolo edificio religioso venne terminato nel 1218, ma l'originaria struttura venne successivamente ampliata e divisa in due parti conservando, nella porzione comprendente l'altare e il coro ligneo, una forma gotica semplicissima. All'interno della Chiesa si conservano pregevoli esempi di terracotte invetriate robbiane tra le quali spicca la grande pala centrale raffigurante l'Assunzione di Maria al Cielo di Andrea della Robbia (1435-1528). Di notevole effetto è il panorama che si apre sul Casentino dal "Quadrante", piazzale lastricato antistante la chiesina, chiamato così per la presenza di una meridiana realizzata sulla parete del Campanile della adiacente Chiesa Maggiore. Quest'ultimo edificio venne identificato come Basilica nel 1921 da Papa Benedetto XV, mentre la sua costruzione venne iniziata nel 1348 per volontà del benefattore conte Tarlato D'Angelo di Pietramala. La definitiva struttura venne completata soltanto nel 1509. L'interno della Basilica è a croce latina, con ridotti bracci laterali, mentre la navata centrale è a quattro campate con ampie volte a crociera. Di eccezionale valore è il patrimonio artistico di terracotte invetriate bianche e azzurre, realizzato per la Basilica da Andrea Della Robbia. Emergono la Madonna del Rifugio, La Natività e soprattutto L'Annunciazione che per la delicata espressione della Vergine e il volto trepidante d'attesa dell'Angelo è ritenuta il capolavoro dell'artista. Di notevole interesse è anche la cappella dove sono custodite le reliquie del Santo e il grande organo, dotato di circa 6000 canne. Altri luoghi di grande spiritualità sono: la Cappella di Santa Maria Maddalena, dove il Santo ebbe la sua prima cella e dove Gesù gli apparve rimanendo a parlare con lui, il Sasso Spicco, profonda fenditura nella roccia e luogo privilegiato di meditazione e preghiera del Santo, il Letto di San Francesco, umile giaciglio in pietra ricavato all'interno di una buia e umida insenatura del monte e soprattutto la Cappella delle Stimmate edificata sul precipizio roccioso dove ricevette i segni della Passione di Cristo. In quest'ultima cappella è collocata la grande pala raffigurante La Crocefissione di Andrea della Robbia, opera unica per la drammaticità e la forza che l'artista ha saputo imprimere agli elementi celesti, umani e naturali chiamati ad assistere alla morte di Gesù. Ritornati a Subbiano per il soggiorno, il secondo giorno ci si dirige verso la Valdichiana, passando per Arezzo, Castiglion Fiorentino, fino ad arrivare a Cortona, dove situato tra le verdi colline a nord di Cortona è l'Eremo delle Celle. Il cenobio fu costruito in un luogo prescelto da San Francesco nel 1211. L'ultima visita del Santo all'Eremo risale al 1226, poco prima della sua morte. Inizialmente la struttura era di piccole dimensioni con un primitivo oratorio dedicato a San Michele Arcangelo. Soltanto a partire dal XVI secolo il complesso subirà le modifiche e gli ampliamenti assumendo l'attuale aspetto architettonico. L'Eremo rappresenta un suggestivo esempio di armonico inserimento di una struttura architettonica nel paesaggio circostante. Prima di ripartire merita una visita la splendida e storica cittadina di Cortona, e la Basilica di S.Margherita, sorta in un probabile sito di culto pre-cristiano.

PIANETA AZZURRO

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